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giovedì 4 giugno 2020

The hidden persuaders

Vance Packard, giornalista e sociologo statunitense di grande influenza nel secondo dopoguerra, è l'autore del libro 'The hidden persuaders' (tradotto in italiano 'I persuasori occulti'), pubblicato nel 1957.
Nell'opera, lo scrittore rivela i trucchi psicologici e le tattiche usate dal marketing per manipolare la mente dell'uomo e indurlo a comprare un determinato prodotto. Packard illustra i nuovi metodi tecnologici a disposizione dell'industria pubblicitaria con l'impiego di tecniche finalizzate ad influenzare l'inconscio, agli albori dei mass-media, mettendo in evidenza la questione etica di queste manipolazioni. 
Secondo l'autore, la propaganda pubblicitaria del secondo dopoguerra era basata sull'identificazione del buon consumatore come buon cittadino. 
Packard individua otto bisogni inconsci fondamentali che gli esperti di comunicazione utilizzavano per manipolare le scelte dei consumatori: la sicurezza emotiva, la stima e considerazione  le esigenze dell’ego, gli impulsi creativi, la speculazione sull’affetto , il senso di potenza , i legami familiari e il bisogno di immortalità .
L'autore, infatti, scrive:
Il sopruso più grave che molti manipolatori commettono è, a mio avviso, il tentativo di insinuarsi nell’intimità della mente umana. È questo diritto alla intimità della mente – il diritto di essere, a piacere, razionali o irrazionali – che, io, credo, abbiamo il dovere di difendere” 
Il pensiero di Vance Packard viene ripreso nel 1994 da Karl Popper, autore di 'Cattiva maestra televisione' (per leggere il mio articolo a riguardo cliccare qui) , opera nel quale si riflette sulla duplice funzione della tv, strumento che può condizionare, nel bene e nel male, i comportamenti di massa.
Vance Packard


Bibliografia:
-https://www.centronazionalesangue.it/node/427
-https://www.ereticamente.net/2018/11/i-persuasori-occulti-ieri-e-oggi-flavia-corso.html

lunedì 25 maggio 2020

STEP 18

La comunicazione nella filosofia contemporanea

Karl Popper
Quello della comunicazione è un tema che ha sempre interessato la filosofia. In particolare, in età contemporanea, l'evoluzione dei mezzi di comunicazione da una parte e l'esistenzialismo dall'altra hanno portato i filosofi a focalizzarsi sul tema sotto indagine. 
Facendo riferimento ai mass media, Karl Popper, epistemologo tedesco, è autore del saggio 'Cattiva maestra televisione' (trattato nel post al quale è possibile accedere cliccando qui), opera che permette di riflettere sul ruolo della televisione nelle nostre vite e di gestirne meglio l'utilizzo, da cui dipendono i suoi 'effetti collaterali'. 
Il concetto di comunicazione acquista rilievo anche nell'esistenzialismo contemporaneo. Il Novecento, infatti, è caratterizzato dal superamento della categoria idealistica di Spirito che rendeva superfluo porre il problema della relazione interpersonale tra gli individui e dalla crescente consapevolezza della strutturalità del comunicare all’essere dell’uomo, come sottolinea Martin Heidegger in Essere e tempo (1927)
"Essa (la comunicazione esistenziale) realizza la partecipazione della situazione emotiva e della comprensione propria dell’essere insieme. La comunicazione non è il trasferimento di esperienze vissute (quali possono essere, ad es., opinioni e desideri) dall’intimo di un soggetto all’intimo di un altro. L’esserci insieme è già sostanzialmente rivelato nella situazione emotiva comune e nella comune comprensione."
Per Heidegger, il linguaggio è "la casa dell'essere", il luogo in cui le cose si mostrano all'uomo. In questo senso, il parlare dell'uomo poggia sull'ascolto e sull'appropriazione di ciò che è detto nel linguaggio.

Martin Heidegger


Bibliografia:

sabato 23 maggio 2020

L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica


Durante la lezione del 22/05/2020 è stato trattato Walter Benjamin, considerato non un semplice filosofo, ma anche uno scrittore, un critico letterario e traduttore tedesco.
 Una delle più importanti opere dell'autore è 'L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica' (pubblicata postuma dall'amico Adorno nel 1955), saggio di una grandissima potenza profetica. In quest'opera, infatti, l'autore profetizza una popolarizzazione dell'arte mettendo al centro i mass media in maniera filosofica. Benjamin riflette su ciò che l'opera d'arte ha tramesso e comunicato alle masse nel corso del tempo; ad esempio, la nascita della fotografia ha potenziato la riproducibilità di un'opera, con la quale viene meno l’aura dell’opera d’arte, la sua irripetibile autenticità.
Il concetto di aura, secondo Benjamin, risale alle origini dell’opera d’arte, che prima di essere oggetto estetico (valore espositivo) appare come oggetto di culto e di devozione (valore cultuale). Il concetto di aura rimanda a una sorta di sensazione, di carattere mistico o religioso in senso lato, suscitata nello spettatore dalla presenza materiale dell’unico esemplare di un’opera d’arte. Essa è un'atmosfera, determinata dall'incontro con un'opera originale nel suo 'hic et nunc', che spinge l'essere umano a recarsi in un museo per ammirarla invece di rimanere a casa guardandola con indifferenza dal proprio cellulare. 
L’età della riproducibilità tecnica e del consumo da parte delle masse impone una totale trasformazione delle premesse sociali e delle modalità di percezione dell’opera d’arte, che dipendono dallo sviluppo della tecnica e dall’affermarsi della società di massa. La fotografia, la discografia e la cinematografia trasportano l'arte in un contesto di consumo quotidiano. Tali nuove tecniche permettono un tipo di fruizione nella quale perde di senso il distinguere tra fruizione dell'originale e fruizione di una copia, cosa che comporta una perdita dell'aura dell'opera d'arte.  Avendo perso con l’aura il suo carattere di sacralità (ovverosia, il suo aspetto “cultuale”), l’arte del Novecento si pone l’obiettivo di cambiare direttamente la vita quotidiana delle persone, influenzando il loro comportamento: l’arte assume un ruolo politico, che può esercitarsi sia in funzione progressista, che reazionaria.
Walter Benjamin


Bibliografia:

martedì 12 maggio 2020

The storytelling animal

Jonathan Gottschall è l'autore di 'The storytelling animal' (2012, in italiano 'L'istinto di narrare'), libro che mette in evidenza la necessità dell'uomo (definito appunto 'storytelling animal') di comunicare con gli altri e con il mondo narrando e ascoltando storie.
Gottschall accompagna il lettore in un viaggio che analizza lo storytelling dal punto di vista della psicologia, della neurologia e dell’antropologia, partendo dalle origini del genere umano. La capacità di narrare, infatti, esiste da quando è apparso l'homo sapiens, che lasciava per qualche ora la caccia, la difesa e la raccolta di cibo per dedicarsi al racconto di storie, comportamento che portava vantaggi al gruppo.
Copertina del libro a cura dell'editore Bollati Boringhieri
Nel suo testo Gottschall riassume un po’ i vari studi che fino ad oggi hanno indagato sulla capacità umana di narrare storie, cercando di dare una spiegazione a questa attitudine che ci distingue da tutti gli altri animali; ad esempio, la peculiarità del raccontarsi storie viene considerata come un espediente genetico per coniugare la trasmissione dei saperi della specie al dilettevole atto di narrare in sè.  L'autore parla anche del nuovo contesto digitale, riflettendo se e in che modo questo ha cambiato il nostro modo di produrre o fruire narrazioni. 
L'opera è ricca di esempi  (i bambini che si fanno raccontare storie prima di andare a dormire, noi essere umani che tendiamo a sognare ad occhi aperti) che contribuiscono a far comprendere al lettore il peso che la narrazione ha da sempre nella nostra vita.

Bibliografia:

giovedì 23 aprile 2020

Kierkegaard e la comunicazione filosofica

Soren Kierkegaard, filosofo danese vissuto nella prima metà dell'Ottocento, viene considerato il precursore dell'esistenzialismo novecentesco. Il suo studio, infatti, si focalizza sull'esistenza del singolo e sul ruolo negativo della possibilità, che implica inevitabilmente la scelta.
Un aspetto della riflessione del filosofo è la comunicazione filosofica, intesa come questione riguardante il modo di comunicare la filosofia.

Kierkegaard divise la sua produzione filosofica in 3 modalità di comunicazione:

Soren Kierkegaard

  1.  la comunicazione diretta, usata per le opere che vengono pubblicate a sua firma (come quelle di contenuto religioso);
  2.  la comunicazione indiretta, che utilizza nelle opere che vengono pubblicate sotto uno pseudonimo (come Aut Aut, La malattia mortale, Il concetto dell'angoscia e Briciole di filosofia);
  3. Gli scritti non destinati alla pubblicazione come il Diario.


Secondo l'autore,scopo della comunicazione deve essere quello di far maturare al destinatario un’esperienza personale e di chiamarlo in causa non solo nella sua razionalità, ma nella sua personalità, per la quale egli è quello che è. Di fronte alla comunicazione , infatti, il destinatario deve maturare una propria posizione personale. Attraverso la lettura, il lettore delle opere di Kierkegaard giunge a conoscere se stesso e a prendere posizione, a fare una scelta intorno a ciò che legge.




Bibliografia:-https://it.wikipedia.org/wiki/Comunicazione_filosofica_(Kierkegaard)-https://anki.altervista.org/appunti/riassunti/Kierkegaard_comunicazione_esistenziale.pdf

venerdì 10 aprile 2020

STEP 8

La comunicazione in Platone 

"Accade invece che, quando ci si trovi in disaccordo su qualche punto, e quando l'uno non riconosca che l'altro parli bene e con chiarezza, ci si infuria, e ciascuno pensa che l'altro parli per invidia nei propri confronti, facendo a gara per avere la meglio e rinunciando alla ricerca sull'argomento proposto nella discussione." (Socrate)
Da 'Gorgia' di Platone


In questo spezzone del 'Gorgia', Platone dà la parola a Socrate per spiegare l'inefficacia della comunicazione quando coesistono disaccordo e rispetto reciproco, mettendo in evidenza la necessità di biunivocità del comunicare. Infatti, comunicare trova uno scopo soltanto se c'è qualcuno disposto ad ascoltare.
Platone

martedì 24 marzo 2020

STEP 2

Dietro la storia e l'origine delle parole si nasconde quella dell'uomo, del linguaggio e della società. La pagina https://otbwritinglab.com/origini-comunicazione-etimologia/ mi ha permesso di comprendere appieno il significato della parola 'comunicazione' nel corso del tempo, che ho scoperto essere molto più che semplicemente 'il fatto di comunicare', e sono riuscita a sviluppare un mio pensiero a riguardo.
"Agli inizi del 1700 l’abate Egidio Forcellini, nella quiete della sua stanza, scriveva senza sosta il Lexicon Totius Latinitatis, tre volumi di valore che sarebbero diventati il dizionario latino di riferimento per ogni lessicistaIn questo testo si trova un interessante approfondimento sull’etimologia del termine comunicazione.
L'abate Forcellini traduce il termine communicare (composto da cum+munus) con la parola “dono”. 

Il libro recita: Munus ha tre significati: il primo è dono, il secondo è incarico, il terzo è dovere."

Lexicon Totius Latinitatis
Nell'antica Roma il termine munus si riferiva a contesti come la carica di magistrato, ma anche ai munera, gli spettacoli dei gladiatori. Questi ultimi avevano una duplice funzione: da un lato costituivano un regalo del magistrato eletto per il popolo che lo aveva votato e, dall’altro, un’offerta sacrificale per ottenere la benevolenza degli dei. 
L’etimologia della parola ci dice che si tratta di un’attività che ha come scopo la condivisione di un valore, ritenuto utile da entrambe le parti
L’aggettivo communis può anche indicare neutralità, come nel caso di genus commune, “genere neutro” proprio perché si trova a metà strada. Per questo motivo “comune” ha un’accezione positiva se esprime condivisione, negativa se utilizzato per indicare qualcosa di scontato, banale.
Analizzando l’etimologia della parola comunicazione è evidente come munis indichi anche un incarico, una vera e propria funzione sociale perchè il processo comunicativo viene considerato come un vero e proprio atto di responsabilità
La comunicazione è un processo di scambio naturale che interessa tutto ciò che ci circonda, comprese piante e animali. Essi trasmettono dei messaggi verso l’esterno, spinti dall’istinto, dalle leggi della chimica e della fisica alle basi del nostro esistere. Il linguaggio della natura regola gli equilibri, i meccanismi biologici e l’evoluzione delle varie specie."

Personalmente, mi piace pensare che la parola 'comunicazione' sia nata nel momento in cui l'uomo ha deciso di mettere da parte la propria individualità e di condividere (o meglio, come affermato prima, di 'donare') con il resto del mondo le sue scoperte, i suoi pensieri e le sue idee. La comunicazione, infatti, ci ha permesso di condividere la nostra interpretazione del mondo (si pensi ad esempio ai poeti, ai fisici, ai matematici, agli ingegneri), ma anche le nostre scoperte e invenzioni(che in alcuni casi hanno anche incentivato la comunicazione)  e, infine, i nostri sentimenti e stati d'animo che mettono in evidenza la nostra caratteristica a mio parere più importante, ovvero l'umanità. A questo proposito, consiglio di soffermarsi  sui quadri dell'artista Egon Schiele, che scava nell'inconscio dei suoi soggetti per trasmettere (e quindi comunicare) il loro stato d'animo.
                                                            'L'abbraccio' di Schiele







venerdì 20 marzo 2020

Cattiva maestra televisione

La televisione (dal prefisso greco tele "a distanza" e dal latino video "vedo", https://it.wikipedia.org/wiki/Televisione) è il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza, che porta all'utilizzo delle sfere sensoriali maggiormente utilizzate dall'uomo, la vista e l'udito.
Copertina del libro
L'opera dell'epistemologo (per il significato di 'epistemologia cliccare qui) Karl Popper (studiato durante il mio percorso liceale) risale al 1994, ma la tematica affrontata è molto attuale. Nel suo saggio l'autore afferma che la televisione è in grado di condizionare, nel bene e nel male, i comportamenti di massa; ad esempio, i giovani e i più deboli vengono indotti alla violenza perchè presente in molti programmi televisivi. Consapevole dell'importanza che la televisione ha sullo sviluppo dei bambini, Popper propone una soluzione: chi fa televisione deve essere munito di una patente, una specie di autorizzazione che potrà essere revocata da un organo competente nel momento in cui non siano rispettati certi criteri. La patente sarebbe concessa ai produttori solo dopo un corso, che avrebbe l'obiettivo di renderli consapevoli del ruolo di educatori di massa che essi, senza volerlo, assumono.
Quest'opera quasi provvidenziale permette di riflettere sul ruolo della televisione nelle nostre vite e di gestirne meglio l'utilizzo, da cui dipendono i suoi 'effetti collaterali'.

LEZIONI AMERICANE

 “Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso d...