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mercoledì 3 giugno 2020

Comunicare in Newspeak

1984 è uno dei più celebri romanzi di George Orwell, pubblicato nel 1949. L'opera è un vero e proprio romanzo distopico, ambientato nel 1984, in un mondo è diviso in tre grandi potenze totalitarie: Oceania, Eurasia ed Estasia, impegnate in una perenne guerra tra loro.
La società è amministrata secondo i principi del partito Socialista Inglese.
Il potere è nelle mani di un partito unico, detto semplicemente il Partito, che nega ai cittadini la libertà di opinione, con a capo il Grande Fratello, 
personaggio che nessuno ha mai visto di persona e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini.  Esiste un'unica lingua di regime, il Newspeak, un linguaggio artificiale epurato da ogni riferimento al pensiero astratto, ridotto a un vocabolario base. Il Newspeak appiattisce il pensiero stesso, rende i cittadini incapaci di discernere il bene dal male. Tutti sono manipolati dalla logica del bipensiero, per cui un concetto può essere anche il suo perfetto contrario e negare sé stesso. L’affermazione del Newspeak è accompagnata dalla distruzione delle opere letterarie del passato e la loro sostituzione con poesie e romanzi prodotti in serie da macchinari.
L'annientamento di ogni possibilità comunicativa è un operazione molto sottile perché crea un alone di solitudine che rende impossibile la verità, non consentendo il dubbio e di conseguenza anche l'attribuzione di verità: questa, infatti,può avvenire soltanto attraverso il discorso. Per distinguere verità ed illusione, è naturale basarsi sul giudizio altrui e se manca questa possibilità viene meno qualunque occasione di distinguere realtà ed apparenza.

Manifesto del Grande Fratello
Bibliografia:


mercoledì 27 maggio 2020

STEP 19

L'utopia di una lingua parlata in tutto il mondo: l'esperanto

Una lingua parlata dagli uomini di tutte le nazionalità è un'utopia che ci ha permesso di pensare ad una connessione e trasmissione di pensieri e informazioni totale, che potesse portare ad una maggiore unione culturale tra i Paesi del mondo, senza fraintendimenti o incomprensioni.
L'esperanto è il tentativo di rendere realtà l'utopia appena descritta. Essa è una lingua artificiale sviluppata tra il 1872 e il 1887 dall'oculista polacco Ludwik Lejzer Zamenhof, semplice e intuitiva, con lo scopo di permettere a tutti i popoli di comunicare facilmente; è governata da 16 regole senza eccezioni con una grammatica minima e fondata su un vocabolario di radici latine, germaniche e slave, capace di produrre da sé neologismi comprensibili per tutti i suoi locutori.
L'esperanto aveva le carte in regola per diventare la lingua comune dell’Europa intera, dall’Atlantico agli Urali, ma purtroppo non riuscì mai a svilupparsi come lingua internazionale. Il nome esperanto deriva dal suo ideatore, che si firmò “Doktoro Esperanto = Il dottore speranzoso” quando la presentò nel suo libro Lingua internazionale. 

 Francesco De Gregori riprende la derivazione del nome della lingua con la canzone 'Rumore di niente', di cui riporto una parte:

"L'avevi creduto davvero 

Che avremmo parlato Esperanto? 
L'avevi creduto davvero 
O l'avevi sperato soltanto?"

Nonostante il mancato sviluppo come lingua internazionale, il dizionario dell'esperanto contiene tra le 15.000 e le 20.000 radici, da cui si formano oltre 150.000 parole. La lingua continua ad evolvere perché viene usata negli ambienti internazionali.
L'Associazione universale esperanto (Uea), ha affiliati nazionali in 55 paesi. Calcoli basati sul numero di testi venduti e sulle iscrizioni alle sezioni locali mostrano che il numero di persone con qualche conoscenza della lingua si pone sull'ordine delle centinaia di migliaia e forse milioni.


LEZIONI AMERICANE

 “Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso d...