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martedì 26 maggio 2020

Tecnologie della comunicazione e dell'informazione

Le ICT (Information and Communication Technologies) vengono definite nel dizionario Treccani "tecnologie riguardanti i sistemi integrati di telecomunicazione (linee di comunicazione cablate e senza fili), i computer, le tecnologie audio-video e relativi software, che permettono agli utenti di creare, immagazzinare e scambiare informazioni."
Schema delle ICT
La nostra viene considerata 'società dell'informazione', che si basa sui pilastri delle telecomunicazioni e dell'informatica. 
L'emergere delle ICT è prodotto del continuo progresso tecnologico che risponde ai cambiamenti dei mercati e degli ambienti di business. 
Le informazioni raccolte attraverso i sistemi ICT permettono l’archiviazione di ogni interazione avvenuta tra impresa e potenziale compratore, in modo da garantire un’esperienza unica a chi vuole acquistare il prodotto aziendale. Gli ambiti professionali che fanno parte delle ICT (che riguardano la progettazione e lo sviluppo tecnico della comunicazione digitale) stanno crescendo in numero e si stanno evolvendo nelle specificità, per operare in ambiti eterogenei ma sempre più interconnessi tra di loro, come informazione on-line, cloud computing, reti sociali, commercio elettronico, marketing digitale, realtà virtuale, trasporto automatizzato, ecc. Oggi le ICT sono utilizzate in una grande varietà di ambiti pubblici e privati senza essere dedicate ad un uso specifico, motivo per cui possono essere considerate general purpose technologies, e sono s
empre più connesse allo sviluppo sociale ed economico delle comunità umane.


Bibliografia:



martedì 12 maggio 2020

The storytelling animal

Jonathan Gottschall è l'autore di 'The storytelling animal' (2012, in italiano 'L'istinto di narrare'), libro che mette in evidenza la necessità dell'uomo (definito appunto 'storytelling animal') di comunicare con gli altri e con il mondo narrando e ascoltando storie.
Gottschall accompagna il lettore in un viaggio che analizza lo storytelling dal punto di vista della psicologia, della neurologia e dell’antropologia, partendo dalle origini del genere umano. La capacità di narrare, infatti, esiste da quando è apparso l'homo sapiens, che lasciava per qualche ora la caccia, la difesa e la raccolta di cibo per dedicarsi al racconto di storie, comportamento che portava vantaggi al gruppo.
Copertina del libro a cura dell'editore Bollati Boringhieri
Nel suo testo Gottschall riassume un po’ i vari studi che fino ad oggi hanno indagato sulla capacità umana di narrare storie, cercando di dare una spiegazione a questa attitudine che ci distingue da tutti gli altri animali; ad esempio, la peculiarità del raccontarsi storie viene considerata come un espediente genetico per coniugare la trasmissione dei saperi della specie al dilettevole atto di narrare in sè.  L'autore parla anche del nuovo contesto digitale, riflettendo se e in che modo questo ha cambiato il nostro modo di produrre o fruire narrazioni. 
L'opera è ricca di esempi  (i bambini che si fanno raccontare storie prima di andare a dormire, noi essere umani che tendiamo a sognare ad occhi aperti) che contribuiscono a far comprendere al lettore il peso che la narrazione ha da sempre nella nostra vita.

Bibliografia:

venerdì 8 maggio 2020

Gesticolare

Il gesticolare ("v. intr. [dal lat. gesticulari, der. di gestus -us «gesto»] (io gestìcolo, ecc.; aus. avere). – Fare ampî gesti" http://www.treccani.it/vocabolario/gesticolare/)  è una caratteristica che gli stranieri attribuiscono a noi italiani da sempre. 
La nostra può essere considerata una sorta di lingua nazionale in più, che aiuta non solo a capirsi meglio, ma anche a trasmettere in modo più efficace pensieri e conoscenza. 
La componente verbale viene usata per comunicare l'informazione, quella non verbale serve a trasmettere stati d'animo e atteggiamenti personali. La conferma del ruolo dei gesti arriva da uno studio condotto dal ricercatore Albert Mehrabian, che ha analizzato l’impatto di un messaggio comunicativo in termini di percentuali: 7% verbale, 38% vocale e 55% segni e gesti, cioè linguaggio non verbale. 
Il 30 giugno 2013 il New York Times ha dedicato un articolo (a cui è possibile accedere cliccando qui) alla abitudine italiana di gesticolare mentre si parla.  Si può leggere che esistono circa 250 gesti con un significato preciso che vengono utilizzati quotidianamente durante le nostre conversazioni.  All'interno dello stesso articolo è presente un servizio interattivo(riportato sotto) che passa in rassegna tutti i significati dei nostri gesti.



Bibliografia:
-http://www.treccani.it/vocabolario/gesticolare/
-https://altritaliani.net/il-gesticolare-degli-italiani-un/
https://lamenteemeravigliosa.it/linguaggio-non-verbale-cosa-rivelano-le-nostre-mani/

martedì 28 aprile 2020

La tutela costituzionale della comunicazione

Nei Paesi democratici la 'comunicazione', essendo la linfa vitale della democrazia, trova tutela nella Costituzione, che è la legge fondamentale dello Stato. L'art.21 Cost., infatti, recita che "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione..."
Bisogna osservare che il legislatore costituente, nel prevedere alcune forme di libertà, non le estende a 'tutti', ma solo ai cittadini. Così, infatti l'art. 16: "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale..."; art. 17:"I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz'armi...".
Il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero comprende, invece, non solo i cittadini, ma 'tutti', anche cioè gli stranieri che si trovino nel territorio dello Stato: questo fa intendere che esso è un diritto 'naturale' dell'uomo al di là della sua nazionalità.
Prima pagina dell'originale della Costituzione
Questo principio è chiaramente enunciato nella 'Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali' firmata a Roma il 4 novembre 1950 e resa esecutiva in Italia con la legge 4 agosto 1955 n.848, che all'art. 10 statuisce "Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto comprende la libertà di opinione e la libertà di ricevere o comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere interferenza di pubbliche autorità e senza riguardo alla nazionalità...". Trattasi di un diritto che adempie anche ad una funzione sociale, perchè assicura "alla collettività il contributo del pensiero di ciascun cittadino e consente la libera formazione della pubblica opinione" (Enrico Spagna Musso, Diritto costituzionale).
Alla luce dei dati normativi suindicati si ritiene che la Costituzione italiana tutela non sono il diritto ad informare, ma anche il diritto ad essere informati, perchè l'essenza della democrazia consiste nell'esprimere liberamente e nel ricevere liberamente idee, pensieri, notizie. L'art 21 della Costituzione tutela il dissenso e ciò è in radicale contrasto con i regimi totalitari.
Va rilevato che la manifestazione del pensiero, pur libera, incontra dei limiti nel rispetto di diritti altrui costituzionalmente tutelati: non vi è una libertà di diffamare o di offendere la dignità o l'onorabilità degli altri, beni giuridici che sono tutelati dal'art.3 Cost. ("Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale...).
Va, infine, ricordato che la stessa Costituzione all'art. 21 indica che la libertà di manifestare non può offendere il comune sentimento del pudore e questo vale per la stampa, gli spettacoli teatrali, le produzioni cinematografiche etc.

Bibliografia:
-https://www.senato.it/documenti/repository/istituzione/costituzione.pdf

LEZIONI AMERICANE

 “Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso d...