domenica 17 maggio 2020

STEP 17

L'abbecedario della comunicazione

A. Arte
B. Brainstorming
C. Connessione
D. Danza
E. Espressione
F. Fotografia
G. Gesto
H. Hello
I. Immagine
L. Linguaggio
M. Mass Media
N. Notizia
O. Opinione
P. Pubblicità
Q. Quadro
R. Radio
S. Storia
T. Theatro
U. Urlo
V. Voce
Z. Zarathustra

sabato 16 maggio 2020

STEP 16

Guglielmo Marconi

"La cosiddetta 'scienza', di cui mi occupo, non è altro che l'espressione della Volontà Suprema, che mira ad avvicinare le persone tra loro al fine di aiutarli a capire meglio e a migliorare se stessi."
Uno dei principali protagonisti della comunicazione è sicuramente Guglielmo Marconi (1874-1937), inventore, imprenditore e politico italiano, scopritore della trasmissione a distanza di segnali elettromagnetici (‘telegrafia senza fili’ o radiotelegrafia) che costituisce la base della radio e poi della televisione. 
Guglielmo Marconi
La storia della comunicazione per Marconi iniziò nel 1895,  quando acquistò alcuni componenti e preparò il primo trasmettitore (e ricevitore) radiotelegrafico. L’apparato di trasmissione e quello di ricezione erano separati da una collina: i segnali Morse furono ricevuti a circa 2 km di distanza dal fratello, che segnalò il successo della prova con un colpo di fucile. Aveva così compiuto il primo esperimento di telegrafia senza fili e realizzato la prima trasmissione di un segnale Morse su onde radio.   
Marconi inoltre perfezionò alcuni dispositivi tra cui il coesore, aumentandone notevolmente la sensibilità, e introdusse inoltre l’antenna, elemento fondamentale del sistema Marconi.   
Nel giugno del 1896 Marconi ottenne il suo primo brevetto, e nel luglio del 1897 fu costituita la Wireless Telegraph and Signal Company (nota come Marconi Company) della quale l'inventore diventò direttore tecnico e, inizialmente, principale azionista. 
Marconi era molto fiducioso nelle potenzialità della telegrafia senza fili, in primis quella di coprire distanze molto maggiori rispetto a quelle dei primi esperimenti. Riconosceva il profitto che poteva derivare da un progetto di tale portata, motivo per cui sfrutto la sua posizione nella Marconi Company per effettuare ricerche e dimostrazioni a riguardo. 
La prima trasmissione transatlantica dei segnali (1901), dall’Inghilterra fino ad un ricevitore posto in Canada, coprì una distanza di oltre 3.000 km, dimostrando la propagazione a grande distanza delle onde radio nonostante la curvatura terrestre. 
Nel 1908 Marconi riuscì a dar vita ad un ponte di comunicazioni regolari tra le due sponde dell'Atlantico, il suo obiettivo più ambizioso.
Grazie alle sue invenzioni legate alla comunicazione, Guglielmo Marconi vinse il premio Nobel per la fisica nel 1909, condiviso con lo scienziato tedesco Karl Ferdinand Braun, “a riconoscimento del contributo dato allo sviluppo della telegrafia senza fili”.   

Il primo ricevitore di Marconi

Bibliografia:

mercoledì 13 maggio 2020

STEP 15

Il Club di Roma

Nello scenario dei limiti dello sviluppo, la comunicazione è stata fondamentale. Infatti, l'importanza dell'opera 'Rapporto sui limiti dello sviluppo' (1972), che predice le conseguenze della continua crescita della popolazione sull'ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana, è stata diffusa dal Club di Roma, un’associazione di scienziati, umanisti e imprenditori legati dalla comune preoccupazione per la situazione mondiale fondata nel 1968 da Aurelio Peccei e da Alexander King. 
Il nome deriva dal luogo della sua prima riunione, svoltasi presso la sede dell'Accademia dei Lincei alla Villa Farnesina. La sua missione è di agire come catalizzatore dei cambiamenti globali, individuando i principali problemi che l'umanità si troverà ad affrontare, analizzandoli in un contesto mondiale e ricercando soluzioni alternative nei diversi scenari possibili.
Alcuni membri del club di Roma

Pubblicati negli anni della grande crisi petrolifera e dell'unica crisi dei mercati cerealicoli della seconda metà del secolo, i due rapporti realizzati dal MIT per il Club di Roma produssero immensa attenzione, ma l'essenza del messaggio, la previsione che dopo l'anno 2000 l'umanità si sarebbe scontrata con la rarefazione delle risorse naturali, fu sostanzialmente rigettata dalla cultura economica internazionale. 
Gli autori sono stati accusati di catastrofismo, ma il messaggio che volevano lanciare era diverso e ben più profondo. Dennis Meadows, durante la presentazione del libro avvenuta a Washington il 2 marzo 1972, ha riassunto in cinque punti le vere conclusioni di I limiti della crescita:
1 . Ci sono limiti fisici alla crescita che, al ritmo attuale ( del 1972, n.d.a.), verranno probabilmente raggiunti già nel corso della vita dei nostri figli;
2 . Se operando scelte a breve termine continueremo a ignorare questi limiti, essi saranno inevitabilmente superati con conseguenze catastrofiche;
3 . L’unica alternativa è riequilibrare l’incremento demografico e la produzione materiale con l’ambiente e le risorse;
4 . Ci vorranno dai 50 ai 100 anni per raggiungere questo equilibrio;
5 . Ogni anno perso nel perseguimento di questi obiettivi rende una transizione ordinata verso una situazione di equilibrio sempre più difficile, riducendo le nostre opzioni.

Il secondo modello del mondo per il club di Roma





martedì 12 maggio 2020

The storytelling animal

Jonathan Gottschall è l'autore di 'The storytelling animal' (2012, in italiano 'L'istinto di narrare'), libro che mette in evidenza la necessità dell'uomo (definito appunto 'storytelling animal') di comunicare con gli altri e con il mondo narrando e ascoltando storie.
Gottschall accompagna il lettore in un viaggio che analizza lo storytelling dal punto di vista della psicologia, della neurologia e dell’antropologia, partendo dalle origini del genere umano. La capacità di narrare, infatti, esiste da quando è apparso l'homo sapiens, che lasciava per qualche ora la caccia, la difesa e la raccolta di cibo per dedicarsi al racconto di storie, comportamento che portava vantaggi al gruppo.
Copertina del libro a cura dell'editore Bollati Boringhieri
Nel suo testo Gottschall riassume un po’ i vari studi che fino ad oggi hanno indagato sulla capacità umana di narrare storie, cercando di dare una spiegazione a questa attitudine che ci distingue da tutti gli altri animali; ad esempio, la peculiarità del raccontarsi storie viene considerata come un espediente genetico per coniugare la trasmissione dei saperi della specie al dilettevole atto di narrare in sè.  L'autore parla anche del nuovo contesto digitale, riflettendo se e in che modo questo ha cambiato il nostro modo di produrre o fruire narrazioni. 
L'opera è ricca di esempi  (i bambini che si fanno raccontare storie prima di andare a dormire, noi essere umani che tendiamo a sognare ad occhi aperti) che contribuiscono a far comprendere al lettore il peso che la narrazione ha da sempre nella nostra vita.

Bibliografia:

domenica 10 maggio 2020

Comunicare la musica con i videoclip

Grazie ai videoclip musicali siamo in grado non solo di apprezzare la musica sul piano uditivo, ma anche di conoscerne meglio la storia o di carpire dei significati nascosti.  Da Video Killed the Radio Star dei The Buggles (riportato alla fine del post), primo video musicale ad essere programmato sull'appena nata MTV nel 1981, la maggior parte dei cantanti si è servito di questo nuovo e creativo strumento per comunicare qualcosa in più delle loro canzoni più significative e famose. 
A livello sociologico l’ascesa del videoclip può spiegarsi come tentativo, da parte dell’industria dello spettacolo, di offrire qualcosa di diverso alle masse giovanili in un momento difficile per la creatività musicale. Questa inedita tipologia di fruizione sonora, la cui protagonista risulta l'immagine, è stata favorita dalla crisi (soprattutto ideologica) dei grandi raduni alla Woodstock e dalle novità tecnologiche digitali (con il CD a soppiantare in fretta i vecchi 45 e 33 giri).
Il trend del video musicale viene seguito sia dalle Major discografiche, sia dai produttori indipendenti, dotati di minore budget. Infatti, con l'esplosione di Internet e del Web, questo trend è diventato una sorta di modus operandi consolidato. 
Il videoclip diventa un biglietto da visita mediante il quale l'ascoltatore  di apprezza maggiormente la musica e l'artista, che ha la possibilità di rappresentarsi visivamente tramite un audiovisivo. 




Bibliografia:
-https://it.wikipedia.org/wiki/Videoclip#Storia_e_sviluppo
-https://www.lacomunicazione.it/voce/videoclip/
-http://www.autori-multimediali.it/nascita-e-storia-della-produzione-video-musicale/

venerdì 8 maggio 2020

Approfondimento sulla lezione dell'8/05/2020

La comunicazione alternativa di William Blake


Durante la lezione di oggi, parlando della creatività, ci sono stati più riferimenti alle opere di William Blake, poeta famoso per la sua sua pittura evocativa, che nasce nel periodo dei lumi ma vive in un 'romantic visionary world'. 
La sua ispirazione non viene tanto dai libri quanto da una inner light (luce interiore) che ne fa quasi un veggente.  L'autore si considera come un profeta che usa il disegno per rappresentare le sue idee. Grazie alle sue opere pittoriche, Blake riesce a 'comunicare per immagini' una visione dell'arte estremamente personale, intesa come critica, profezia, utopia. Dipingere è per lui una sorta di rivelazione, che gli permette di vivere la propria creatività a 360 gradi. 
Il Demiurgo
Tra i suoi lavori artistici più famosi c'è il disegno del Demiurgo (The Ancient of Days (1794), che raffigura l'atto della creazione tramite un compasso) e l'illustrazione del capolavoro dantesco, grazie all'intercessione di John Linnel, amico dell'artista con cui condivide il disprezzo per il modernismo e una devozione abbastanza profonda nei confronti dello spiritualismo. 
Quella di William Blake può essere considerata come una forma di comunicazione alternativa ma molto efficace, dalla quale si intravede l'anticipazione del graphic novel.

Bibliografia:
-https://it.wikipedia.org/wiki/William_Blake
-https://www.mlaworld.com/blog/william-blake-lezione-arte-poesia/
-https://www.avvenire.it/agora/pagine/william-blake-mostra-tate-britain-londra



Beatrice mostra la via a Dante





Francesca da Rimini

Gesticolare

Il gesticolare ("v. intr. [dal lat. gesticulari, der. di gestus -us «gesto»] (io gestìcolo, ecc.; aus. avere). – Fare ampî gesti" http://www.treccani.it/vocabolario/gesticolare/)  è una caratteristica che gli stranieri attribuiscono a noi italiani da sempre. 
La nostra può essere considerata una sorta di lingua nazionale in più, che aiuta non solo a capirsi meglio, ma anche a trasmettere in modo più efficace pensieri e conoscenza. 
La componente verbale viene usata per comunicare l'informazione, quella non verbale serve a trasmettere stati d'animo e atteggiamenti personali. La conferma del ruolo dei gesti arriva da uno studio condotto dal ricercatore Albert Mehrabian, che ha analizzato l’impatto di un messaggio comunicativo in termini di percentuali: 7% verbale, 38% vocale e 55% segni e gesti, cioè linguaggio non verbale. 
Il 30 giugno 2013 il New York Times ha dedicato un articolo (a cui è possibile accedere cliccando qui) alla abitudine italiana di gesticolare mentre si parla.  Si può leggere che esistono circa 250 gesti con un significato preciso che vengono utilizzati quotidianamente durante le nostre conversazioni.  All'interno dello stesso articolo è presente un servizio interattivo(riportato sotto) che passa in rassegna tutti i significati dei nostri gesti.



Bibliografia:
-http://www.treccani.it/vocabolario/gesticolare/
-https://altritaliani.net/il-gesticolare-degli-italiani-un/
https://lamenteemeravigliosa.it/linguaggio-non-verbale-cosa-rivelano-le-nostre-mani/

LEZIONI AMERICANE

 “Alle volte mi sembra che un'epidemia pestilenziale abbia colpito l'umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l'uso d...